Il cubo di Rubik ti insegna a fare team

Cubo_mischiato

Si, in quest’ultimo periodo l’argomento “team” è diventato il mio chiodo fisso, devo darti ragione!

Pensando e ripensando sono incappata nell’immagine del cubo di Rubik.. pensieri contorti? No semplici riflessioni di chi crede nel proprio lavoro 😀

Let’s go!

Credo fortemente nel team, e questo probabilmente ti è chiaro anzi cristallino, tanto che se le cose non vanno al loro posto non dormo la notte.

In realtà le cose a posto non ci vanno da sole, siamo noi a guidarle verso la destinazione (più o meno) desiderata. Fra una tirata di orecchie del capo, fra una scenata del collega e una richiesta inaspettata del cliente. Insomma fra un insieme di fattori in relazione fra di loro.

RUBIK: fra colori e combinazioni!

Se parti anche tu dal presupposto che il progetto è uguale alla formula

AZIONI PIANIFICATE E INTRAPRESE + TEAM

= PROGETTO (SUCCESSO O INSUCCESSO)

ti sarà facile comprendere il mio perché del “credo fortemente nel team” riportato sopra e l’importanza per la sottoscritta. Ecco da dove mi arriva l’illuminazione del cubo di Rubik, ieri sera mentre ero alla guida del mio fiammante GoKart 😉

Che cos’è il cubo di Rubik… se non un rompicapo inventato nel 1974 dal professore – architetto ungherese Erno Rubik, che vede il giocatore impegnato nel trovare la retta via per accoppiare i quadrati dello stesso colore in ogni lato del cubo. In altre parole, se consideriamo l’associazione cubo – team, il giocatore non deve fare altro che trovare la giusta combinazione utile per interagire con il resto dei collaboratori.

  • chi procrastina i problemi
  • chi sostiene che tutto va bene
  • chi programma e analizza ogni dettaglio

Tante sono le personalità di un team, come ti raccontavo parlandoti della procrastinazione quotidiana, e tante possono essere le combinazioni per sfruttare questo terreno fertile in partenza. Voler affrontare subito ogni campanello di allarme che fa pensare ad un problema può essere affrettato magari è questione di tempo, se lavori insieme per la prima volta; Far sempre finta di niente può essere controproducente dato che in un certo senso abitui i colleghi a certi atteggiamenti (magari dentro li stai stramaledicendo!); Forse anche risolvere i problemi sul finire del progetto (cercando di raccogliere più indizi quindi la scusa per finire il martirio) non ti porta a vedere l’essenziale in piena lucidità e consapevolezza (la semplice difficoltà iniziale oramai la vedi come una montagna da scalare); il confrontarti prima con il capo rispetto ai colleghi significa che vuoi generare antipatie; il dover scardinare il “noi abbiamo sempre fatto così!”?, il correre come un topolino per avere una minima informazione?, il doverti rialzare dopo il colpo di vento ricevuto dalla porta chiusa in faccia? Non tutti sono pronti al confronto, sappilo! (la colpa è sempre tua, le responsabilità gli altri non le vogliono!!). Tutto vero, anzi verissimo ma…

Se ricevi un no, non hai fallito!

Forse quest’ambiente non fa per te se… non metti da parte l’ansia e cerchi di comprendere il lato migliore per andare avanti, non ammetti i tuoi errori e da questi non impari, se non guardi prima te stesso e poi gli altri (non t’ azzardare a puntare il dito contro gli altri… ne avrai 3 contro di te!), non vuoi aprirti al nuovo ( “puoi essere li da” ma fare comunque i tuoi errori, non hai più i tuoi occhi!), non ti assicuri di essere allineato con il resto del team, continui a dare tutto per scontato (hai un herpes sulla lingua forse?). Con questo non voglio dire che è sempre colpa nostra o solo colpa degli altri ripeto.. mettere in croce le persone non serve a niente in un team (abbassa quel dito su!!), migliore e la critica costruttiva ha il suo senso!

Semplicemente ti consiglio di trovare la giusta combinazione : gira un lato e poi l’altro abbina i quadrati con colori giusti!

Provaci, buttati nella mischia fai quello che è in tuo potere, traccia tutto ( verbo volant, carta canta), impara appena puoi, rivedi  se devi rivedere qualche idea ma non farti consumare.. e come ho detto ai ragazzi presenti a Parma con le webjobs consiglio anche a te..

Provarci e ricevere un no non significa aver fallito, per il semplice motivo che hai fatto un passo avanti rispetto a dove ti trovavi ieri.

La perfezione non esiste, non credere a chi cerca di vendertela 😉 .. non mi credi? Ascolta le critiche e appena puoi osserva chi ti ha criticato. Ora domandati se ha fatto tutto nel modo corretto, in quello in cui crede (se la critica non era costruttiva). L’ha fatto? Noo? bene! Ora respira e punta sulle tue qualità!

Stimati.. amati.. datti un’ opportunità e… dai che sei una bella persona anche tu!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   with love,

                                                                                                        Elena

PS: non sei ancora convinto? Suggerisco la lettura di questo articolo!

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